Categoria: Articoli Anatomy Trains®

La miofascia e la postura

A cura del Dott. Giovanni Chetta La Matrice ExtraCellulare è generalmente descritta come composta da alcune grandi classi di biomolecole: – Proteine strutturali (collageni ed elastina) – Proteine specializzate (fibrillina, fibronectina, laminina ecc.) – Proteoglicani (aggrecani, sindecani) e glusamminoglicani (ialuronani, condroitinsolfati, eparansolfati ecc.) Proteine strutturali I collageni formano la famiglia di glicoproteine più rappresentata nel regno animale. Sono le proteine più presenti nella matrice extracellulare (ma non le più importanti) e sono i costituenti fondamentali dei tessuti connettivi propriamente detti (cartilagine, osso, fasce, tendini, legamenti). Esistono almeno 16 diversi tipi di collagene, di cui i tipi I, II e III sono quelli più presenti a livello delle tipiche fibrille (il tipo IV forma una specie di reticolo che rappresenta il maggior componente delle lamine basali). I collageni vengono perlopiù sintetizzati dai fibroblasti, ma anche le cellule epiteliali sono in grado di sintetizzarli. Le fibre di collagene interagiscono continuamente con un’enorme quantità di altre molecole della matrice extracellulare, costituendo un continuum biologico fondamentale per la vita della cellula. I collageni associati in fibrille occupano un ruolo predominante nella formazione e nel mantenimento di strutture in grado di resistere a forze di tensione, essendo quasi anelastiche (i glucosaminglicani esplicano azione di resistenza a compressioni). In qualche modo il collagene viene prodotto e rimetabolizzato in funzione del carico meccanico e le sue proprietà visco-elastiche comportano, come vedremo nel paragrafo “Viscoelasticità della fascia”,...

Read More

I meccanismi del piede umano non sono unici

L’attuale comprensione dell’evoluzione della deambulazione umana si basa sulla ricerca del 1930, che propone che i piedi umani funzionano in modo molto diverso da quelli di altre scimmie, a causa dello sviluppo di archi nella regione centrale del piede e la presunta rigidità sul bordo esterno del piede. In uno studio su più di 25.000 passi umani fatti su un tapis roulant sensibile alla pressione a Gait Laboratory dell’Università, gli scienziati di Liverpool hanno dimostrato che, pur avendo abbandonato la vita sugli alberi molto tempo fa, i nostri piedi hanno mantenuto una sorprendente quantità di flessibilità, del tipo visto in piedi di altre grandi scimmie, come oranghi e scimpanzé, che sono rimasti in gran parte dimorati sugli alberi. Il professor Robin Crompton, cattedra all’ istituto di Malattie Croniche dell’Invecchiamento , spiega: “E’ stato a lungo ipotizzato che perché possediamo gli archi laterali e mediali nei nostri piedi – quello laterale si suppone essere rigido e sostenuto dall’ osso -, ci fosse notevole differenza con quelli dei nostri parenti più stretti, la cui parte mediana è completamente flessibile e fa contatto con il terreno normale”. “Questa presunta ‘unicità’, tuttavia, non è mai stata testata quantitativamente. Abbiamo scoperto che la gamma di pressioni esercitate sotto l’arco plantare del piede umano, e quindi i meccanismi interni che li guidano, sono molto variabili, tanto che in realtà si sovrappongono con quelle realizzate dalle...

Read More

Notizie in evidenza